domenica 10 giugno 2012

Insensibilità

I
Felici quelli che prima ancora d’esser uccisi
sanno far scorrere la freddezza nelle loro vene.
Che nessuna compassione schernisce
e fa i loro piedi dolenti
sui viali lastricati dai compagni.
La linea del fronte avvizzisce,
ma sono truppe che svaniscono, non fiori
per le sciocchezze lacrimose dei poeti:
uomini, fosse da riempire: uomini perduti
che avrebbero potuto combattere
ancora; ma nessuno se ne cura.

II
E certi cessano persino di sentire BOURNE SULLA GUERRA
sé stessi o per sé stessi.
L'ottusità risolve meglio
i fastidi e i dubbi dei bombardamenti,
e la strana aritmetica del Caso è più semplice
del contare l’unico scellino che posseggono.
Non ci guadagnano niente a decimare eserciti.

III
Felici quelli che perdono l'immaginazione:
Hanno abbastanza da portare con le munizioni.
Il loro spirito non trascina zaini.
Le vecchie ferite, al freddo, non fanno più male.
Avendo visto tutto il rosso delle cose,
I loro occhi sono salvi per sempre
Dal dolore del colore del sangue.
E finita la prima costrizione del terrore,
I loro cuori restano rimpiccioliti.
I loro sensi con qualche cocente cauterio di battaglia
Ormai cicatrizzati,
Possono ridere tra i morti, indifferenti.

IV
Felice la casa del soldato, senza nozione alcuna
Di come da qualche parte, ogni alba, degli uomini attacchino
E molti sospiri esalino.
Felice il ragazzo che la sua mente non è stata mai educata:
I suoi giorni meritano che li si dimentichi.
Lui canta forte la marcia
Che noi marciamo taciturni, a causa del crepuscolo,
Il nostro lungo, disperato, implacabile andare
Da giorni più grandi a notti più enormi.

V
Saggi noi, che con un pensiero imbrattiamo
Il sangue sopra tutte le nostre anime,
Come dovremmo vedere il nostro compito
Se non attraverso i suoi occhi bruschi e senza ciglia?
Vivo, non è molto vitale;
Morente, non molto mortale;
Né triste, né fiero,
Per niente curioso.
Non sa distinguere la sua placidità
Da quella di un vecchio.
Ma maledetti siano gli stupidi che nessun cannone scalfisce,
Potrebbero essere delle pietre.
Miserabili sono, e malvagi
Con una pochezza che non fu mai semplicità.
Hanno scelto di farsi immuni
Alla pietà e a tutto ciò che nell’uomo geme
Davanti all’ultimo mare e alle sventurate stelle;
A tutto ciò che piange quando molti lasciano queste spiagge;
A tutto ciò che condivide
L’eterna reciprocità del pianto.

(Wilfred Owen, Poeti del ‘900)

Nessun commento:

Posta un commento