lunedì 18 giugno 2012

Giornale intimo, 6 gennaio 1853

Il dominio di sé nella tenerezza è la condizione dell’autorità sull’infanzia. Il fanciullo non deve scoprire in voi nessuna passione, nessuna debolezza, di cui si possa servire, deve sentirsi incapace d’ingannarvi o di turbarvi; allora vi sentirà superiore a lui per natura, e la vostra dolcezza avrà per lui un valore tutto particolare, perché gl’ispirerà rispetto. Il fanciullo che può comunicarvi collera, impazienza, agitazione, si sente più forte di voi, e il fanciullo rispetta soltanto la forza. La madre deve considerarsi come il sole del suo bambino, immutabile e sempre raggiante, a cui la piccola creatura mobile, pronta alle lagrime e agli scoppi di riso, leggera, incostante, appassionata, tempestosa, viene a ricaricarsi di calore, d’elettricità e di luce, ad equilibrarsi, calmarsi, fortificarsi.
La madre rappresenta il bene, la virtù, la Provvidenza, la Legge, la Divinità sotto la sua forma accessibile all’infanzia. Se appassionata, insegnerà un Dio capriccioso, dispotico, od anche parecchi dei in discordia. La religione del fanciullo dipende dalla maniera d’essere (e non di parlare) di sua madre e di suo padre.
[...]

saracino_giovanni-volto_di_fanciullo~OM5fa300~10250_20071121_1390_309

(E. F. Amiel, Giornale intimo)

Nessun commento:

Posta un commento