lunedì 14 maggio 2012

Una sera d’estate in un cimitero

Lechlade, Gloucestershire.

Il vento ha spazzato dalla vasta atmosfera ogni vapore che oscurasse
il raggio del tramonto; e la pallida Sera torce in trecce ogni ora
più buie la sua chioma lucente intorno agli occhi languidi del Giorno:
silenzio e Crepuscolo – dagli uomini aborriti – strisciano, tenendosi
per mano, fuori da quella valle oscurissima laggiù...

Spirano i loro incanti verso il giorno che muore, circondando la
terra, l’aria, le stelle e il mare: luce, suono e movimento, ne
riconoscono il possente impero, e rispondono al loro incantamento
con il proprio mistero. Tacciono i venti; o, quando passano, l’erba
secca sulla torre della chiesa non ne risente il movimento lieve.

Ed anche tu, aereo Edificio! I cui pinnacoli da da un solo altare
s’appuntano come piramidi di fuoco, obbedisci in silenzio ai loro dolci
e gravi incantamenti, vestendo di tinte di cielo la tua guglia oscura e
lontana, intorno alla cui punta invisibile, che va diminuendo, s’adunan
fra le stelle le nuvole notturne.

pbshelley

Nei sepolcri stanno dormendo i morti: e mentre, nel sonno, si
dissolvono, un suono che fa rabbrividire, mezzo senso e mezzo
pensiero, s’agita nella tenebra, esalato dal loro letto di vermi intorno
a tutte le viventi cose, e mescolandosi alla queta notte e al cielo
muto, fa sentire, senza che s’oda, il suo tremendo mònito di silenzio.

Così fatta solenne e dolce, mite è la morte, e non dà più terrore,
simile a questa limpidissima notte: qui io potrei sperare, come curioso
bimbo che gioca sulle tombe, che la morte nasconda dalla vista
umana dolci segreti, o che accanto al suo sonno senza respiro i più
soavi sogni veglino in eterno.

(P. B. Shelley, Poemetti e liriche)

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