giovedì 10 maggio 2012

Preludi

I
La sera d'inverno si posa
con odore di bistecche nelle strade.
Le sei.
Lucignoli. consunti di giorni fumosi.
E ora un tempestoso scroscio I avvolge
gli avanzi sudici
delle foglie appassite attorno ai vostri piedi
e giornali da lotti da vendere;
gli scrosci battono
sulle persiane rotte e sui fumignoli,
e all'angolo della strada
un solitario cavallo da vettura fuma e scalpita.
E poi l'accensione dei fanali.

II
Il mattino si svela alla coscienza
con lievi odori acidi di birra
dalla via ricoperta di segatura pestata
con tutte le impronte fangose di piedi che s'affrettano
verso i caffè mattutini.
Con l'altre mascherate
che il tempo riassume,
si pensa a tutte le maninotte-d'inverno
che alzano ombre scure
su migliaia di stanze ammobiliate.

III
Tirasti giù la coperta del letto,
giacesti sul dorso, in attesa;
sonnecchiasti osservando la notte che svela
le mille immagini sordide
di cui era composta la tu anima;
tremolavano contro il soffitto,
e quando tutto il mondo ritornò
e la luce strisciò fra le imposte
e udisti i passerotti nelle gronde,
avesti una visione della strada
che a stento la strada comprende;
seduta sulla sponda del tuo letto
togliesti dai capelli i bigodini, o stringesti
le piante gialle dei piedi
nel palmo delle mani sporche.

IV
L'anima sua si tendeva nei cieli
che dietro un blocco cittadino svaniscono,
oppure calpestata da piedi insistenti
alle quattro e alle cinque e alle sei;
e corte dita quadrate riempiono le pipe,
e giornali della sera, e occhi
resi sicuri da certezze indubbie,
la coscienza di una strada annerita
impaziente di assumere il mondo.
lo sono mosso da fantasie che s'attorcono
attorno a queste immagini, e s'attardano:
la nozione di qualcosa che è infinitamente
dolce e infinitamente soffre.

Strofinatevi la mano sulla bocca, e ridete;
i mondi ruotano come antiche donne
che raccolgono legna in terreni da vendere.

(T. S. Eliot, Prufrock e altre osservazioni)

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