martedì 8 maggio 2012

Marina

Che mari che spiagge che scogli grigi e che isole
Che acqua a lambire la prua
E profumo di pino e canzone di tordo nella nebbia
Che immagini ritornano
O mia figlia.

marinaj

Coloro che affilano il dente del cane, significando Morte
Coloro che risplendono con la gloria del colibrì, significando
Morte
Coloro che siedono nel porcile della soddisfazione, significando
Morte
Coloro che soffrono l’estasi degli animali significando
Morte

Sono divenuti irreali, ridotti a nulla dal vento,
Da un respiro di pino, e la nebbia del canto dei boschi
Da questa grazia dissolta in spazio

Cos'è questo volto, meno chiaro e più chiaro
Il pulsare nel braccio, meno forte e più forte
Donato o dato in prestito? Più lontano delle stelle e più vicino
dell’occhio
Bisbigli e breve riso fra le foglie e piedi
Affrettati dal sonno, dove tutte le acque s’incontrano
Il bompresso schiantato dal gelo e il colore scrostato dal caldo

Ho fatto questo, ho dimenticato
E ricordo.
Le sartie afflosciate e i ferzi fradici
Fra un certo giugno e un altro settembre
Ho fatto questo senza saperlo, semi-cosciente, sconosciuto, mio.
La travatura dei torelli fa acqua, c'è bisogno di stoppa per le falle.
Questa forma, questo volto, questa vita
Vive per vivere in un mondo di tempo che mi supera; potessi
Rimettere la mia vita per questa vita, la mia parola per ciò che non è
detto,
Il risvegliato, le labbra aperte, la speranza, i bastimenti nuovi.

Che mari che spiagge che isole granitiche verso i miei legni
E il tordo che chiama fra la nebbia
Figlia mia…

(T. S. Eliot, Ariel poems)

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