giovedì 17 maggio 2012

A Costanza mentre canta

I
Esser così perduto e così naufragare e perire
forse sarebbe in verità la morte! – Volgiti Costanza!
Nei tuoi occhi bruni sta un potere simile alla luce
se pure i suoni che furon la tua voce, che ardono
fra le tue labbra, giacciono silenti;
nell’alito tuo, e sopra i tuoi capelli, è come un profumo
e come un fuoco sprizza dal tuo tocco.
Pur mentre scrivo, son umide le mie brucianti gote.
Ché sanguinare, ahimè, può un cuore infranto, ma non dimenticare!

II
Un’ansia di terrore, come le rapide
non viste ma sentite nei sonni giovanili,
desolante, dolce, ma ineffabilmente strana,
tu spiri ora, in numeri che ascendono veloci.
La coppa del cielo sembra che si spezzi e fenda
per l’incantesimo della tua canzone,
e nelle spalle mi s’intesson ali
per seguire il suo sublime corso
al di là delle presenti lune che svaniscono
sul limite dell’ultima sfera di Natura
fin che le tenebrose mura del mondo sian lontane e si dileguino.

III homepic
Sull’anima mi pende la sua voce – e indugia
a velarla d’ombra con le sue morbide ali cullanti,
e la vita e il sangue in quelle nivee dita,
alle corde dello strumento insegnan la magia.
Il mio cervello è folle, il mio respiro anelo -
e nel mio corpo il sangue è intento,
ed ombre in folla, rapide e frequenti,
mi cadono sugli occhi traboccanti;
il mio cuore è tremante come fiamma;
e come la rugiada mattutina al sole muore,
io mi dissolvo in quest’estasi ardente.

IV
Costanza, ora, fuori di te, non ho più vita,
mentre, come l’aria che circonda il mondo, il tuo canto
fluttua e colma di melodie tutte le cose -
E ora la tua voce è una tempesta rapida e violenta,
su cui, come colui che è in estasi rapito,
io fisso con sicuro passo rocce e onde,
giocondo come nuvola al mattino.
E ora è l’alito di una notte estiva,
che, quando dormono l’acque stellanti,
intorno alle isole d’occidente, brillanti di fiori profumati,
indugiando, sospende l’anima mia nel volo voluttuoso.

(P. B. Shelley, Poemetti e liriche)

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