domenica 4 marzo 2012

Inno di Garibaldi

Si scopron le tombe, si levan i morti,
i martiri nostri son tutti risorti!
Le spade nel pugno, gli allori alle chiome,
la fiamma ed il nome d’Italia sul cor!
Veniamo! Veniamo! Su, o giovani schiere!
su al vento per tutto le nostre bandiere!
su tutti col ferro, su tutti col fuco,
su tutti foco – d’Italia nel cor!
     Va fuori d’Italia, va fuori ch’è ora,
     va fuori d’Italia, va fuori, o stranier.

La terra dei fiori, dei suoni e dei carmi
ritorni, qual’era, la terra dell’armi!
Di cento catene le avvinser la mano,
ma ancor di Legnano – sa i ferri brandir.
Bastone tedesco l’Italia non doma,
non crescono al giogo le stirpi di Roma;
più Italia non vuole stranieri tiranni,
già troppo son gli anni -  che dura il servir.
     Va fuori d’Italia, va fuori ch’è ora,
     va fuori d’Italia, va fuori, o stranier.patria

Le case d’Italia son fatte per noi,
è la sul Danubio la casa dei tuoi:
tu i campi ci guasti, tu il pane c’involi,
i nostri figliuoli – per noi li vogliam.
Son l’Alpi e i due mari d’Italia i confini,
col carro di fuoco rompiam gli Appennini:
distrutto ogni segno di vecchia frontiera,
la nostra bandiera – per tutto innalziam.
     Va fuori d’Italia, va fuori ch’è ora,
     va fuori d’Italia, va fuori, o stranier.

Sien mute le lingue, sien pronte le braccia;
soltanto al nemico volgiam la faccia,
e tosto oltre i monti n’andrà lo straniero,
se tutta un pensiero – l’Italia sarà.
Non basta il trionfo di barbare spoglie,
si chiudano ai ladri d’Italia le spoglie:
le genti d’Italia son tutte una sola,
son tutte una sola – le cento città.
     Va fuori d’Italia, va fuori ch’è ora
     va fuori d’Italia, va fuori, o stranier.

Se ancora dell’Alpi tentasser gli spaldi
il grido d’all’armi! darà Garibaldi
e s’arma allo squillo, che vien da Caprera,
dei mille la schiera – che l’Etna assaltò.
E dietro alla rossa vanguardia dei bravi
si muovon d’Italia le tende e le navi:
già ratto sull’orma del fido guerriero
l’ardente destriero – Vittorio spronò.
     Va fuori d’Italia, va fuori ch’è ora
     va fuori d’Italia, va fuori, o stranier.

Per sempre è caduto degli empi l’orgoglio,
a dir – Viva Italia! – va il re in Campidoglio:
la Senna e il Tamigi saluta ed onora
l’antica signora – che torna a regnar.
Contenta del regno fra l’isole e i monti
soltanto ai tiranni minaccia le fronti:
dovunque le genti percuota un tiranno
suoi figli usciranno – per terra e per mar.
     Va fuori d’Italia, va fuori ch’è ora
     va fuori d’Italia, va fuori, o stranier.

(Luigi Mercantini, Inno Risorgimentale)

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