sabato 10 marzo 2012

Epitteto-Biografia

A sfavore di una ricostruzione adeguata della vita di Epitteto pesano, come sottolinea il Maltese, tre ordini di problemi: da un lato la scarsità di notizie significative, con la frequente interferenza di deformazioni mitizzanti; dall’altro la mediazione letteraria che ce ne ha trasmesso la dottrina; infine, quel complesso di distorsioni accumulate dalla cultura europea nel corso della sua plurisecolare consuetudine con il filosofo. A parte un cenno fugace di Diogene Laerzio, o un’indiretta notizia del neoplatonico Simplicio nel suo commento al Manuale, l’unica testimonianza propriamente su Epitteto possiamo trovarla nell’enciclopedia bizantina Suda, nel X sec., quantunque si tratti di non più di quattro righe. Sulla base di questi scarsissimi dati e di alcune inferenze che possiamo formulare delle Diatribe, e confrontati infine da altri autori tardo antichi e medievali, possiamo ricostruire un quadro che, per dirla sempre col Maltese, <<resta sicuro, però, solo nelle linee generali>>.

La nascita del filosofo dovrebbe collocarsi intorno al 50 d.C. a Hieropolis, importante centro dell’Asia Minore, e precisamente della Frigia meridionale. L’unica notizia che abbiamo del suo periodo trascorso in Asia Minore ci proviene da un’iscrizione metrica trovata in Pisidia, dove viene definito figlio di una schiava. Se dubbi esistono sulla attendibilità di questo documento, è certo d’altra parte che Eepitteto3pitteto, giunto a Roma, fu schiavo di Epafrodito, un potentissimo liberto di Nerone. Dopo la morte di Nerone, e precisamente nel 69 d.C., Epitteto seguì l’insegnamento di Musonio Rufo, cavaliere romano e maestro di stoicismo, di cui nelle Diatribe ricorda più volte l’illuminante parola. Di Musonio Epitteto condivise, come si accennava prima, la difficile sorte del filosofo in un clima politico avverso: ricordiamo infatti che il suo maestro fu esiliato da Nerone nel 65 d.C. e probabilmente dovette abbandonare Roma una seconda volta sotto Vespasiano nel 71 d.C. Riprese poi l’insegnamento sotto Tito (79 d.C.), e pare che fu proprio nei tre anni che lo separavano dalla sua morte che Epitteto potè seguirlo più assiduamente. Da Musonio Epitteto ereditò, come ricorda il Maltese, la forte impronta cinica, e quella concezione energicamente pratica della riflessione etica, tipica dello stoicismo romano. Di più, ereditò quell’abitudine al rigore del ragionamento che spiega l’importanza da lui assegnata alla logica, una delle tre parti del sistema dottrinale stoico, pur assegnandole sempre un ruolo strumentale rispetto all’etica. Non sappiamo quando Epitteto sia stato affrancato da Epafrodito, né tantomeno quando iniziò il suo insegnamento; ma è probabile che fosse arrivato presto alla notorietà, se nell’89 (o forse nel 93 d.C.) fu bandito da Domiziano insieme con altri filosofi, scienziati ed astrologhi. Riparò quindi in Epiro, dove a Nicopolis (la città costruita da Augusto in ricordo della vittoria di Azio) fondò una scuola presto famosa. Tra i suoi discepoli ricordiamo lo storico Arianno, che raccolse le sue lezioni (seguite per un periodo piuttosto lungo, dal 117 al 120 d.C. circa) nelle opere che oggi leggiamo, le Diatribe e il Manuale. Incerta è la data della morte di Epitteto, avvenuta probabilmente tra il 125 ed il 130 sotto il principato di Adriano.

(Biografia tratta da “Epitteto, Manuale, Bur”)

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