mercoledì 14 marzo 2012

Che faccenda casuale sia la vita

Per quanto riguarda il segno, non ne sono sicura, ma non credo proprio sia stato fatto da un chiodo. E’ troppo grande, troppo tondo. Potrei alzarmi, ma se mi alzassi e andassi a vedere, dieci a uno scommetto che lo stesso non saprei dirlo con certezza, perché una volta che una cosa è fatta, nessuno sa dire com’è successo. Oh, dio mio, il mistero della vita! L’imprecisione del pensiero! L’ignoranza dell’umanità! Per mostrare quanto poco controllo abbiamo dei nostri possessi – che faccenda casuale sia in fondo la vita, con tutta la nostra civiltà – lasciatemi rifare il conto di alcune delle cose perdute nel corso di un’esistenza, a cominciare, perché sembra la più misteriosa il casodelle perdite – quale gatto li vorrebbe masticare, quale topo rosicchiare? – tre cestini azzurro chiaro pieni di attrezzi per rilegare i libri... E poi le gabbiette, le crinoline, i pattini, il secchio per il carbone stile regina Anna, il bigliardino, l’organetto a mano – tutto sparito, e anche i gioielli. Opali e smeraldi, proprio accanto alle radici delle rape. Il miracolo è che io abbia ancora un vestito sulla schiena, e stia a tutt’oggi seduta tra dei mobili. Perché, se proprio si volesse paragonare la vita a qualcosa, la si può sempre paragonare a essere trasportati in metropolitana a cento chilometri all’ora – e atterrare dall’altro capo senza più una singola forcina in testa! Sparàti ai piedi e Dio completamente nudi! Catapultati nel prato di asfodeli come dei pacchi postali spinti giù per lo scivolo! Coi capelli al vento come la coda di un cavallo da corsa. Sì, questo esprime benissimo, mi sembra, la rapidità della vita, lo spreco e il rimedio perpetuo, tutto a caso, tutto così alla ventura...

(Virginia Woolf, Racconti, Il segno sul muro)

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