lunedì 13 febbraio 2012

Un silenzio senza attenuanti

Ah! Se in prigione ci fossi stato tu – non dico per qualche mia colpa, perché sarebbe stato per me un pensiero troppo gravoso da sopportare – ma per qualche tua colpa, errore, fiducia in qualche amico indegno, per uno scivolone nella palude dei sensi, per fiducia mal riposta o amore mal concesso, o nessuna, oppure tutte queste cose insieme – pensi che ti avrei permesso di mangiarti il cuore nell’oscurità e nella solitudine senza cercare in qualche modo, per quanto minimo, di aiutarti a sopportare l’amaro fardello del disonore? Credi che non ti avrei fatto sapere che se tu soffrivi, anche io stavo soffrendo; che se tu piangevi, anche nei miei occhi c’erano lacrime; e che se tu ti trovavi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io, col mio dolore, avevo costruito una casa dove stare fino al tuo ritorno, un forziere in cui tutto ciò che gli uomini ti avevano negato sarebbe stato tenuto in serbo per la tua guarigione, in quantità cento volte maggiori?

Se l’amara necessità o la prudenza, per me ancora più amara, mi avessero impedito di starti vicino e mi avessero derubato della gioia della tua presenzade profundis, anche se visto attraverso le sbarre della prigione e sotto sembianze di vergogna, ti avrei scritto in ogni momento con la speranza che una sola frase, una sola parola, anche una soffocata eco d’Amore potesse raggiungerti. Se anche tu ti fossi rifiutato di ricevere le mie lettere, ti avrei ugualmente scritto per farti sapere che c’erano comunque sempre lettere che ti aspettavano. Molti hanno fatto così con me. Ogni tre mesi la gente mi scrive o intende scrivermi. Le loro lettere e le comunicazioni vengono conservate. Mi verranno passate quando uscirò di prigione. So che esistono. Conosco i nomi di coloro che le hanno scritte. So che sono piene di comprensione, affetto e bontà. Questo mi basta. Non mi serve sapere altro.

Il tuo silenzio invece è spaventoso. Non è stato del resto un silenzio soltanto di settimane e di mesi, ma di anni; di anni, anche a contarli come coloro i quali, come te, vivono rapidamente, nella felicità, e non riescono quasi a tener dietro ai piedi dorati dei giorni mentre passano danzando, e rimangono senza fiato nella caccia al piacere. E’ un silenzio che non ammette scuse; un silenzio senza attenuanti.

(Oscar Wilde, De profundis)

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