domenica 26 febbraio 2012

L’abate

Sapete che abate significa padre? Se lo diventate (padre), rendete un servizio allo Stato; fate senza dubbio la miglior cosa che un uomo possa fare; da voi nascerà un essere pensante. In questo atto c’è qualcosa di divino.
Ma se siete abate per il solo fatto di essere stato tonsurato, di portare un collettino e un mantello corto, e per aspettarvi qualche beneficio, non meritate il nome di abate.
Gli antichi monaci conferirono questo nome al superiore che loro stessi eleggevano. L’abate era il loro padre spiritvoltaireuale. Quante cose diverse gli stessi nomi significano nel tempo! L’abate spirituale era un povero a capo di parecchi altri poveri: ma i poveri padri spirituali hanno in seguito avuto duecento, quattrocentomila franche di rendita; ed oggi ci sono in Germania poveri padri spirituali che dispongono di un reggimento di guardie. Un povero, che ha fatto giuramento di restar tale, e che tuttavia è un sovrano! E’ già stato detto; bisogna ripeterlo mille volte: è intollerabile. Le leggi reclamano contro questo abuso, la religione se ne indegna, e i veri poveri ignudi senza cibo levano grida al cielo dinanzi alla porta del signor abate.
Ma sento i signori abati d’Italia, di Germania, di Francia, di Borgogna, dire: <<Perché mai non dovremmo essere dei principi? I vescovi lo sono. In origine erano dei poveri come noi, si sono arricchiti, si sono elevati; uno di loro è diventato più potente dei re; lasciateci imitarli, finché potremo>>. Ben detto signori, invadete pure la terra; essa appartiene al forte o all’astuto che se ne impadronisce; avete approfittato dei tempi d’ignoranza, di superstizione, di demenza, per spogliarci delle nostre eredità e per calpestarci, per ingrassarvi con la sostanza degli sventurati: tremate, che non giunga il giorno della ragione.

(Voltaire, Dizionario filosofico)

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