lunedì 6 febbraio 2012

La solitudine del sognatore

Mi era all’improvviso sembrato che tutti mi lasciassero solo e che tutti si allontanassero da me. Naturalmente ognuno è in diritto di chiedere: e chi sono questi tutti? perché sono ormai già otto anni che vivo a Pietroburgo e non ho saputo fare pressoché nessuna conoscenza. Ma a che pro avere conoscenze? Anche così conosco tutta Pietroburgo; ecco perché mi era sembrato che tutti mi lasciassero quando l’intera Pietroburgo era partita e all’improvviso se ne era andata in daça (vacanza, ndr). Avevo avuto paura di restare solo, e avevo vagato tre giorni interi per la città in preda a una profonda angoscia, decisamente senza capire cosa mi stesse succedendo. Che andassi sul Nevskij, che andassi al parco, che vagassi per il lungofiume – nessuno di quei visi che ero abituato ad incontrare sempre allo stesso posto, a una data ora, tutto l’anno. Loro nsolitudineaturalmente non mi conoscono, ma io invece conosco loro. Li conosco intimamente; ho imparato quasi a memoria le loro fisionomie – e li ammiro quando sono allegri, e mi intristisco quando si rabbuiano. Ho fatto quasi amicizia con un vecchino che incontro ogni santo giorno, a una data ora, alla Fontanka. Un volto così posato, pensieroso; non fa che mormorare ed agitare la mano sinistra, mentre nella destra tiene un lungo bastone con il pomo in oro. Anche lui mi ha notato e mi dimostra un sincero interesse. Se per caso non fossi alla data ora nello stesso posto della Fontanzka, sono convinto che si intristirebbe. Ecco perché, a volte, manca poco che ci salutiamo, in particolare quando siamo ambedue di buon umore. Tempo fa, quando non ci siamo visti per due giorni interi e il terzo giorno poi ci siamo incontrati, stavamo già per toglierci il cappello, ma per fortuna ci siamo ripresi in tempo, abbiamo abbassato la mano e ci siamo incrociati con simpatia.

Anche i palazzi mi sono noti. Quando cammino, è come se ognuno di essi mi corresse incontro per la strada, mi guardasse da tutte le finestre e quasi dicesse: <<Salve; come va la salute? anch’io sto bene, grazie a Dio, e nel mese di maggio mi aggiungeranno un piano>>. Oppure: <<Come va la salute? domani cominceranno a restaurarmi>>. Oppure: <<Sono quasi andato a fuoco e che spavento!>>, ecc. Ho i miei preferiti, ho degli amici intimi; uno di loro ha intenzione di farsi curare da un architetto quest’estate. Passerò apposta ogni giorno, perché, Dio ci salvi!, non lo curino alla bell’e meglio. Ma non dimenticherò mai la storia di un delizioso palazzetto rosa-chiaro. Era davvero un delizioso palazzetto in pietra, mi guardava con tale cordialità, guardava con tale alterigia i suoi goffi vicini, che il mio cuore si rallegrava quando mi capitava di passarci davanti. All’improvviso, la settimana scorsa, passo per la strada e, quando guardo il mio amico – sento un grido lamentoso: <<Mi tingono di giallo!>>. Malfattori! barbari! non hanno risparmiato niente: né le colonne, né i cornicioni, e il mio amico si è fatto giallo come un canarino. Ho quasi avuto un travaso di bile per questo fatto, e a tutt’oggi non ho ancora avuto la forza di andare a vedere il mio poveretto sfigurato che hanno tinto con il colore del celeste impero.
Cosicché, capite bene, lettore, in che modo io conosca tutta Pietroburgo.

(F. Dostoevskij, Le notti bianche)

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