lunedì 20 febbraio 2012

La lettera di Nasten’ka

Le mie notti finirono un mattino. La giornata era brutta. Pioveva e la pioggia batteva tristemente sui miei vetri; nella mia cameretta era buio, fuori nuvoloso. La testa mi faceva male e mi girava; la febbre si era infilata in tutte le mie membra.
<<Una lettera per te, batjuska, con la posta cittadina, l’ha portata il postino>> disse su di me Matrena.
<<Una lettera! Di chi?>> gridai io, saltando dalla sedia.
<<Ma non lo so, batjuska, guarda, forse c’è scritto chi è.>>
Ruppi il sigillo. Era di lei!

le notti biancheOh, perdonatemi, perdonatemi!” – mi scriveva Nasten’ka – “Vi prego in ginocchio, perdonatemi! Ho ingannato voi e me stessa. E’ stato un sogno, una visione… Mi sono consumata per voi oggi: perdonatemi, perdonatemi!… Non mi condannate, perché non sono cambiata affatto nei vostri confronti; ho detto che vi avrei amato, e anche ora vi amo, è più che amore. O Dio! Se potessi amarvi tutti e due in una sola volta! Oh, se voi foste lui!”

<<Ho, se voi foste lui!>>, balenò nella mia testa. Ho ricordato le tue parole, Nasten’ka!

”Dio sa cosa non farei ora per voi! So che vi sentite affranto e triste. Vi ho offeso, ma sapete -  se ami, non ricordi a lungo un’offesa. E voi mi amate! Vi ringrazio! Si! Vi ringrazio per questo amore. Perché è impresso nella mia memoria, come un dolce sogno che ricordi a lungo dopo il risveglio; perché ricorderò in eterno l’attimo in cui voi tanto fraternamente mi avete aperto il vostro cuore e tanto generosamente avete preso in dono il mio, afflitto, per proteggerlo, vezzeggiarlo, guarirlo… Se mi perdonerete, allora il ricordo di voi sarà elevato in me ad un eterno, riconoscente sentimento verso di voi, che mai si cancellerà dalla mia anima… Conserverò questo ricordo, gli sarò fedele, non lo tradirò, non tradirò il mio cuore: è troppo costante. Ancora ieri è ritornato tanto in fretta a colui al quale apparteneva per l’eternità.
Non ci incontreremo, verrete da noi, non ci lascerete, sarete per me un amico, un fratello… E quando mi vedrete, mi darete la mano… vero? Me la darete, mi avete perdonato, non è vero? Mi amate come prima?
Oh, amatemi, non mi lasciate, perché vi amo tanto in questo momento, perché sono degna del vostro amore, perché lo merito… mio caro amico! La prossima settimana lo sposerò. E’ tornato innamorato, non mi aveva mai scordata… Non vi arrabbiate se vi ho scritto di lui. Ma voglio venire da voi insieme a lui: gli vorrete bene, non è vero?…
Perdonate, ricordate e amate la vostra
                                                                                                               Nasten’ka”

Rilessi più volte la lettera; mi scendevano le lacrime agli occhi. Alla fine mi cadde dalle mani, e mi coprii il viso.

(F. Dostoevskij, Le notti bianche)

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