sabato 18 febbraio 2012

Il conforto degli amici

Ti viene mai in mente in che orribile posizione mi sarei trovato se, negli ultimi due anni, dopo la mia spaventosa sentenza, mi fossi trovato a dipendere dalla tua amicizia? Ci pensi mai a questo? Provi mai gratitudine per coloro i quali, per una gentilezza senza restrizioni, una devozione senza limiti, per la loro contentezza e gioia nel dare, hanno alleggerito il mio fardello, mi hanno fatto visita più e più volte, mi hanno scritto lettere bellissime e piene di comprensione, hanno badato per mio conto alle mie cose, hanno preso per me disposizioni per la mia vita futura, mi sono stati vicini quando erano all’opera gli strumenti dell’infamia, del dileggio, del pubblico scherno, o persino dell’insulto? Ringrazio Dio ogni giorno di avermi dato altri amici diversi da te. Devo loro ogni cosa. Gli stessi libri che ho nella mia cella sono stati pagati da Robbie, con i suoi soldi. Verranno dalla stessa fonte i vestiti per quando sarà rilasciato.

Non mi vergogno di accettare una cosa che viene donata dall’amore e dall’affetto. Ne sono orgoglioso. Ma pensi maiwilde a ciò che i miei amici come More Adey, Robbie, Robert Sherard, Frank Harris e Arthur Clifton hanno significato per me nel darmi conforto, aiuto, affetto, comprensione e via dicendo? Credo che non ti sia mai venuto in mente. E tuttavia – se fossi dotato di immaginazione – sapresti che non c’è una sola persona che sia stata gentile con me nella mia vita da carcerato, dal secondino che può darmi un buon giorno o una buona notte che non rientrino nei doveri prescritti, dal poliziotto qualunque che in maniera rozza e alla mano si è sforzato di darmi conforto nei miei viaggi avanti e indietro dal Tribunale fallimentare, quando ero in condizione di terribile angoscia mentale, dal povero ladro il quale, riconoscendomi mentre camminavo in circolo nel cortile di Wandsworth, mi ha bisbigliato con quella roca voce da detenuto che gli uomini acquistano dopo un lungo e forzato silenzio: <<Mi dispiace per te: è più duro per quelli come te che per quelli come me>>, non vi è nessuno di loro al quale tu sei degno di inginocchiarti e di pulire il fango dalle scarpe.

(O.Wilde, De profundis)

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