venerdì 17 febbraio 2012

Catullo e i carmina dell’invettiva

Carme 16

Io a voi ve lo metto in culo e in bocca
Aurelio frocio e Furio pederasta,
voi che avete dedotto dai miei versi
niente austeri che anche io sono niente casto.
Il sacro vate deve essere onesto,
senza obbligo che i versi anche lo siano.
I quali hanno poi spirito e gusto
sebbene niente austeri e mal pudichi
e in grado di eccitare le prurigini
non dico ai ragazzini ma ai pelosi
ormai incapaci di ondeggiare i fianchi.
Voi, perché scrivo di baci a migliaia,
non mi credete maschio in senso pieno?
Ma io ve lo metto in culo e in bocca.

Carme 33

O maestro dei ladri delle terme,
padre Vibennio ed invertito figlio,catullo1
- il padre è più inquinato nella mano
il figlio è più vorace nel sedere -
perché non vene andate via all’estero
o alla malora dal momento che
le rapine del padre sono notorie
e il figlio le sue natiche pelose
non le svende neppure per un denaro?

Carme 37

Lercia bettola e voi bettolieri
numero nove dagli Imberrettati,
credete solo voi d’avere un cazzo
e di fottervi tutte le ragazze
e che il resto del mondo sia cornuto?
Seduti in fila da coglioni in cento,
in duecento, sapete che potrei
metterlo in bocca a tutti lì seduti?
Be’, sappiatelo bene. Voglio scrivere
o arrapati tutti i vostri nomi
sull’intera faccia del casino.
Perché la mia ragazza che è scappata,
amata come mai sarà nessuna,
per cui mi sono battuto molto e bene,
si trova lì seduta insieme a voi,
con lei ve la spassate che è un piacere.
Tutti. Ma ciò che è peggio, anche la gentucola,
quella che va a puttane per le strade.
In testa a tutti tu, o capelluto,
figlio di Spagna terra di conigli,
Egnazio, rimediato dal barbone
e dal piscio spagnolo per i denti.

Carme 39

Egnazio ha denti tanto scintillanti
che è sorridente sempre, in ogni luogo.
In tribunale, dove l’oratore
strappa lagrime, lui siede e sorride.
Al rogo in cui si piange un buon ragazzo
e la madre rimasta sola geme
sul suo unico figlio, lui sorride.
Per qualunque occasione, in ogni posto,catullo3
qualunque cosa faccia, lui sorride.
Sarà una malattia, ma io la trovo
poco elegante e neppure educata.
E’ mio dovere dirlo, caro Egnazio.
Se anche fossi romano tiburtino
sabino o umbro grosso o etrusco grasso,
o lanuvino zannuto e nerastro
o traspadano (anche i miei ci metto),
insomma in qualunque luogo in cui
lavarsi i denti è cosa pulita,
neppure in questo caso ammetterei
che uno sorrida sempre in ogni modo:
niente è più scemo d’un sorriso scemo.
Ma tu vieni di Spagna, e là in Spagna
si orina e con l’orina ogni mattina
denti e gengive rosse ci si strofina:
perciò più i vostri denti son puliti,
più è chiaro quanto piscio mando giù.

Carme 97

Non ho mai fatto distinzione
tra fiutare ed Emilio – lo giuro – bocca o culo.
Questo è lindo, la bocca è un’immondezza.
Tutto sommato il culo è preferibile.
Non ha denti. La bocca li ha, enormi, con gengive
come vecchi cuscini di carrozza,
e il riso è quello della figa aperta
d’una mula che piscia in piena estate.
Molto chiavò e in più si crede bello.
E non tira la mola, neanche fa l’asinaio.
Ma quella che lo tocca, non ho dubbi
che lecchi il culo a un boia poco sano.

Carme 98

Quanto fu detto mai di parolai e stronzi
si può dire di te, vezzoso Vezzio,
che questa lingua tua se ti conviene
lecca culi e scarpacce rusticane.
Se tu ci vuoi distruggere in un colpo
schiudi la bocca, Vezzio, è irresistibile.

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