domenica 12 febbraio 2012

Atena ospite di Telemaco

E gli rispose la dea Atena dagli occhi celesti:
<<Certo non ingloriosa vogliono fare in futuro
gli dei la tua stirpe, se tale Penelope t’ha generato.
Ma su, dimmi ora questo e rispondimi sinceramente:
che è questo banchetto, questa riunione? E perché n’hai bisogno?
Un pranzo festivo o di nozze? Non certo è un pranzetto fra amici.
Così tracotanti e con modi insolenti si vedono in casaatena
qui banchettare! S’indignerebbe, tante sconcezze
vedendo, qualunque uomo assennato venisse tra loro.>>
E l’accorto Telemaco a lei rispondendo diceva:
<<Visto che tu domandi e vuoi sapere proprio questo,
ospite, questa casa dovette essere ricca ed onorata
un tempo, finché quell’uomo era in mezzo alla sua gente;
altro ora vollero i numi, muovendogli contro sciagure,
ed essi l’han fatto sparire peggio degli uomini tutti;
perché, fosse pur morto, io non sarei tanto afflitto
se tra i compagni fosse caduto in terra troiana
o tra le braccia dei suoi, dopo aver posto fine alla guerra.
Gli avrebbero eretto una tomba i Greci confederati
e questa anche al figlio in futuro gran fama avrebbe acquistata.
Gli spiriti delle tempeste ora invece l’hanno rapito
senza gloria; sparito nel nulla, a me pianto e dolore
lasciò. E non già per lui solo addolorandomi gemo,
perché altri mali penosi mi procurarono i numi.
Quanti principi infatti nell’isola hanno il dominio,
a Dulichio e a Same e nella selvosa Zacinto,
e quanti signori potenti vivono in Itaca alpestre,
tutti a sposare mia madre aspirano, e il guasto alla casa
mi danno. E lei non rifiuta le odiose nozze né riesce
ad attuarle: essi intanto divorano e mettono a sacco
la mia casa; e con essa anche me presto distruggeranno>>.
Vivamente crucciata gli disse Pallade Atena:
<<Ahimè, d’Odisseo ch’è lontano davvero hai grande bisogno,
lui sì metterebbe addosso ai proci sfrontati le mani!>>

(Omero, Odissea, cap.1)

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