sabato 23 luglio 2011

La partenza da Roma

Quando mi torna in mente la visone tristissima di quella notte, delle ultime ore che passai a Roma, quando ripenso a quella notte in cui lasciai tanti miei affetti, ancora mi si riga il volto di lacrime. (…)
Non posso indugiare, e lascio a mezzo i miei discorsi, abbracciando tutto ciò che ho di più caro: mentre parlo, mentre piangiamo tutti, splendente nell’astro del cielo si è levato Lucifero, astro per me crudele. Mi stacco come se dovessi lasciare le mie stesse membra, con la sensazione che una parte di me sia strappata dal resto del corpo. Ecco che tutti i miei cari levano grida e lamenti, e nel dolore si percuotono con le mani il petto denudato; ecco che la mia sposa si aggrappa alle mie spalle, mentre sto andando via, e pronuncia fra le lacrime queste dolenti parole:

<<Non ti possono strappare a me. Partiremo insieme, sì, insieme. Ti seguirò, moglie in esilio di un uomo in esilio. Anche per me c’è un viaggio, anche per me c’è un posto nella terra ai confini del mondo: non sarò un gran carico in più per la tua nave da fuggiasco. Di lasciare la patria, a te lo impone la collera di Augusto, a me la devozione per lo sposo: questa devozione sarà per me quel che per te è Augusto!>>

Questo il suo tentativo, come aveva già fatto in precedenza: e a fatica si arrese alle ragioni dell’interaddiiesse pratico. Parto (se era un partire, e non piuttosto un andare alla sepoltura senza essere morto) disfatto in volto, con la barba lunga, i capelli scompigliati. Dentro casa, ho saputo, ella, sconvolta dal dolore, si vide calare il buio davanti agli occhi, e stramazzò a terra esanime; quando si rialzò, con la chioma sporca di polvere, e sollevò il corpo dal freddo pavimento, piangeva ora la sua sorte ora la casa desolata, invocando più volte il marito che le era stato strappato, e i suoi lamenti erano quelli che le avrebbe suscitato la vista del corpo mio o della figlia sul rogo funebre. Voleva con la morte porre fine al suo dolore, e tuttavia il pensiero di me non le consentì di farlo. Prego che ella viva, e con il suo aiuto continui a sostenere, giacché la sorte ha voluto che restasse vivo, il marito lontano.

(Ovidio, Tristia, I,3)

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